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Intervista ad Emanuel Arnaboldi, Vice Presidente del Comitato di BSA Italia

Emanuel Arnaboldi è il Vice Presidente del Comitato di BSA Italia, ed occupa il ruolo di Channel Sales Manager in Autodesk Italia.
Business Software Alliance (BSA) è l’organizzazione leader nella promozione di un ambiente online sicuro e conforme alla legge. È portavoce dei settori software, hardware e Internet presso gli enti governativi e i consumatori finali nei mercati internazionali. I membri di BSA rappresentano le industrie con il massimo indice di espansione al mondo.
BSA svolge un’intensa attività di informazione e sensibilizzazione rivolta agli utenti di computer sul tema del diritto d’autore, del software e della sicurezza informatica; sostiene politiche che promuovono l’innovazione e incrementano le opportunità di business, combatte la pirateria del software.
Fondata nel 1988, BSA è attiva in 80 Paesi di tutto il mondo.

La doppia figura che incarna il dott. Arnaboldi, come Vice Presidente di un organo privato e volontario che combatte e sensibilizza contro la pirateria, ed il ruolo dirigenziale in una delle più grosse software house del settore CAD, ci ha invogliato ad approfondire con lui delle tematiche che da sempre il nostro portale cerca di portare avanti.
Nonostante ciò, però, non abbiamo esitato a fare domandi irriverenti, spesso volontariamente "poste male", semplicemente perchè, sebbene abbiamo condivisioni di idee con l'attività svolta dalla BSA, avremmo voluto che fossero le domande fatte da chi ogni giorno usa software pirata, e si chiede per quale motivo, dovrebbe sborsare una cifra, quando trova tutto dalla bancarella sotto casa.
Pertanto, le nostre domande, spesso, erano anche uno spunto per spiegare alla grossa fetta di pirati che affolla il nostro paese, il perchè si deve usare software originale.
Detto tutto questo, vi lascio all'intervista:

Aniello Annunziata: Può dirci qualcosa sulla BSA, sui suoi compiti e sulle sue attività?

Emanuel Arnaboldi: Business Software Alliance (BSA) è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro fondata nel 1988 e dedita alla lotta contro la duplicazione illegale del software. BSA rappresenta le maggiori società produttrici di software, sia a livello internazionale che locale, e promuove la crescita dell’industria informatica attraverso l’attuazione di programmi internazionali ideati per debellare la pirateria di software, quali la sensibilizzazione e la pubblica educazione, nonché azioni legali e collaborazione con le Forze dell’Ordine in 65 paesi del mondo. Questo triplice approccio si propone di diffondere informazioni sulle leggi sul diritto d’autore e, conseguentemente, una maggiore consapevolezza del fenomeno "pirateria" presso l’utente finale.

Aniello Annunziata: Quanto è presente il problema della pirateria in Italia?

Emanuel Arnaboldi: Secondo i dati dell’ultimo studio realizzato a livello mondiale da IDC, in Italia il tasso di pirateria software è attualmente stimato pari al 51%, rispetto a una media europea dell’Europa occidentale del 34%. Ciò significa che, nonostante un’apprezzabile riduzione di 2 punti nel tasso percentuale rispetto all’anno precedente (53%), nel 2006 la pirateria informatica ha comunque provocato ingenti danni economici nel nostro Paese, stimabili in oltre 1.038 milioni di euro.

Aniello Annunziata: Quali sono le forme di pirateria principali?

Emanuel Arnaboldi: Nel campo aziendale e professionale, certamente prevale l’underlicensing, ossia l’acquisto di una o più licenze legali per il prodotto, che poi viene illecitamente copiato su un maggior numero di postazioni rispetto a quanto previsto dal contratto. Fra gli studenti, e in generale nel mondo consumer, ovviamente prevale la copia privata (ossia il “prestito” dell’originale che viene poi masterizzato illegalmente), oppure il P2P di copie pirata, o comunque il download da siti web che promettono il prodotto a prezzi "stracciati".
La contraffazione (ossia la copia completa e integrale del prodotto con packaging, imitazione del logo del vendor etc.) è percentualmente meno diffusa in quanto richiede comunque la disponibilità di attrezzature tecnicamente avanzate. Però la sua elevatissima profittabilità, a fronte di rischi penali inferiori rispetto ad altre forme di commercio illegale, ne sta facendo un’opzione molto interessante per il crimine organizzato, che a livello internazionale dispone di mezzi e reti distributive di contrabbando impressionanti.

Aniello Annunziata: Quali sono le azioni che la BSA ha deciso di intraprendere per contrastare questo problema?

Emanuel Arnaboldi: BSA lavora per includere e rafforzare la protezione dei diritti di autore e della proprietà intellettuale nel contesto di accordi internazionali, come la World Trade Organization (WTO), la World Intellectual Property Organization (WIPO) ed il North American Free Trade Agreement (NAFTA); e, a livello locale, affinché norme e provvedimenti a tutela della PI vengano recepiti anche dal Legislatore nazionale. In Italia, BSA pubblica diversi materiali informativi: il volume dedicato al Software Asset Management realizzato in collaborazione con il Centro SPACE dell’Università Bocconi, la Guida alla Tutela Legale del Software (contenente il testo della normativa in materia commentata da esperti), la Guida alla gestione del software e la Guida al licensing (dedicata ad illustrare le più comuni tipologie di licenze d’uso).
Dal sito istituzionale http://w3.bsa.org/italia/ si accede online al sito dedicato "Chiedi a SAM" (http://global.bsa.org/chiediasam/), all’HealthCheck Tool per la gestione delle risorse software aziendali (http://global.bsa.org/healthchecktool/index.cfm?lang=it) e al sito sullo shopping online sicuro (http://www.bsacybersafety.com/index.cfm); stiamo poi pensando di realizzare incontri educativi anche per gli studenti nelle scuole.
A livello di enforcement della legge, è determinante la collaborazione con la Magistratura e le Forze dell’Ordine: Guardia di Finanza, Polizia Postale e Polizie Locali, il cui impegno negli ultimi anni è aumentato notevolmente, parallelamente alla comprensione della gravità del fenomeno per il sistema economico e alle preoccupazioni che esso genera anche in altri settori, come ad esempio quelli della discografia, del cinema, dell’home video e della pay tv, dell’editoria cartacea o del fashion di marca; insomma, del "made in Italy" tutto, dal prodotto agroalimentare "doc" al farmaco.

Aniello Annunziata: Si metta dalla parte degli utenti, soprattutto dei giovani professionisti, che si trovano di fronte a dover comprare "pacchetti" di licenze che, tutti insieme, diventano un investimento significativo, perchè dovrebbero usare software originale, quali sono i reali vantaggi? (P.S. Al di là del fatto che è illegale)

Emanuel Arnaboldi: Non penso si possa dire "al di là dell’illegalità": chi fonda uno studio occuperebbe abusivamente i locali in cui costituisce la sede? Chi guida un taxi si doterebbe a cuor leggero di un’auto rubata? La differenza di questi esempi paradossali rispetto al basare la propria attività professionale su risorse software illegali sta solo nell’immaterialità del prodotto in questione e nella sua agevole riproducibilità, non in una differente qualità etica o giuridica.
Ma certamente il software legale, oltre che con la coscienza, consente di star tranquilli anche a livello di sicurezza (possibili virus e codici dannosi nella copia di dubbia provenienza), nonché di poter sempre contare sui servizi di installazione, assistenza, formazione e aggiornamento offerti dal vendor legittimo, non certo dai rivenditori abusivi di strada né dal crimine organizzato!

Aniello Annunziata: Un problema tipico è il trasferimento delle licenze tra utenti, la rivendita. Nei contratti di licenza è sempre scritto che ciò è illegale, perchè le software house sono contro questo?

Emanuel Arnaboldi: La scelta di concedere o meno la possibilità di cedere a terzi le licenze (contratto con cui viene concesso e regolamentato il diritto ad utilizzare il software, che rimane di proprietà della software house) rientra nella sfera decisionale delle singole aziende, BSA non giudica le scelte di licensing dei propri membri.
Alcune software house pongono questo limite perché intendono concedere questo diritto a soggetti (aziende e professionisti) che siano loro noti. Altri vendor non consentono il trasferimento delle licenze, salvo che in casi particolari e previa autorizzazione, proprio perché le licenze dei loro software sono "nominative". L’azienda cioè concede il diritto di utilizzo del proprio software a soggetti specifici, i quali non sono autorizzati a trasferire questo diritto a terzi senza il preventivo consenso del software vendor. Un po’ come la cessione del diritto di riproduzione di un testo letterario va negoziata caso per caso con l’autore e l’editore.
Le software house che adottano queste limitazioni, comunque, spesso concedono la possibilità di trasferire le licenze in situazioni specifiche (come ad esempio fusioni ed acquisizioni di aziende), previa richiesta da parte degli utenti ed espressa approvazione da parte loro. Il trasferimento della licenza regolarmente venduta a una società verso una nuova ragione sociale, o per trasferimento in una nuova sede e così via è agevole e si effettua a costi nulli o comunque irrisori.

Aniello Annunziata: Di quanto si potrebbe abbassare il costo del software, se tutti gli utilizzatori dei programmi usassero software originale (e pagato)?

Emanuel Arnaboldi: Questo collegamento non è così diretto: il prezzo del software non è determinato tanto dal numero delle copie illegali in circolazione, quanto dagli investimenti sostenuti dall’azienda per svilupparlo, aggiornarlo, creare nuove funzioni, nuove versioni e così via. Purtroppo, non ci siamo ancora trovati a dover affrontare questo "problema", ma penso che - se per ipotesi il nostro volume d’affari esplodesse per l’improvvisa fine della pirateria - sarebbe più logico attendersi maggiori investimenti in R&S, quindi prodotti che a parità di prezzo includono nuove funzioni, potenzialità più avanzate, oltre che un aumento nell’occupazione anche indotta (integrator, sviluppatori di verticalizzazioni, dealer, partner, trainer, tecnici d’assistenza).
A livello di sistema, poi, questa situazione sarebbe vieppiù preziosa per le piccole software house, che hanno budget di ricerca inferiori e quindi risentono del problema in maniera più immediata rispetto alle multinazionali: sicuramente la fine (o almeno una decisa riduzione) della pirateria sarebbe un notevole impulso allo sviluppo di una forte industria IT nazionale, checché ne dicano i "supporter dei pirati".

Aniello Annunziata: Una domanda, stavolta, un po impertinente, ma sviluppare software costa davvero tanto, da piazzare software best-seller come AutoCAD a 4500 euro + IVA, quasi il costo di una utilitaria?

Emanuel Arnaboldi: Sì. Bisogna tener presente, per fare un esempio, che Autodesk negli ultimi 5 o 6 anni ha rilasciato una nuova versione dei propri software ogni anno; e non parlo di aggiornamenti "cosmetici" ma di nuove versioni a tutti gli effetti: uno slancio innovativo che, penso, ben poche software house possono vantare, ma che comporta investimenti ingenti nei team chiamati ad un impegno così pesante.

Aniello Annunziata: Spesso, l'utilizzatore di software pirata non sa usare a fondo il software che usa. E' anche questo il motivo che ne deprezza il valore. Cosa sta facendo, la BSA, per combattere questa che è una campagna in primo luogo culturale?

Emanuel Arnaboldi: BSA, in quanto associazione rappresentativa della categoria, è impegnata nella valorizzazione della PI nel senso più ampio del termine: al training tecnico sugli applicativi (originali) presiedono i rispettivi vendor con personale e risorse dedicati.
Come Autodesk, ad esempio, abbiamo una rete di Authorized Training Center operanti sul territorio nazionale, volti ad erogare formazione su tutti i nostri prodotti . Ad esempio più di 35 ATC forniscono training in ambito AutoCAD.
A livello più generale, abbiamo poi stabilito rapporti di collaborazione con le principali Università italiane, collaborando all’allestimento di aule informatizzate per la formazione avanzata di studenti e ricercatori.

Aniello Annunziata: Una ultima domanda impertinente, in giro si vedono un grosso nugolo di offerte "d'ingresso", mai pensato ad una politica che premi l'utenza storica, anche per evitare il sempre più pressante problema dell'underlicensing?

Emanuel Arnaboldi: Ancora una volta, si tratta di una domanda cui può rispondere il singolo vendor, in relazione alle proprie politiche commerciali, e non BSA.
L’azienda che rappresento affronta questo tema con un approccio articolato: agli utenti che intendono aggiornare i propri software all’ ultima versione, offriamo la possibilità di farlo a prezzi che tengono conto dell’ investimento pregresso.
A chi acquista insieme al nuovo software una subscription (una sorta di "manutenzione"), offriamo per il numero di anni previsto da quest’ultima l’aggiornamento automatico alle nuove versioni. , oltre ad un servizio di formazione e assistenza dedicato.

Voglio ringraziare il dott. Emanuel Arnaboldi per il tempo che mi ha dedicato oggi. Se qualcuno avesse domande per me o per il dott. Arnaboldi può aprire un thread nel forum: saremo lieti di rispondere.



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Aniello Annunziata
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